Keynes blog

“Fate presto”. Così, su nove colonne, titolò il Sole 24 Ore quando lo spread superò i 500 punti, nel novembre 2011. Sono passati 8 mesi da allora, ma l’Italia e l’Europa si trovano in una situazione persino peggiore. Lo spread non è arrivato ancora a quota 500, ma manca davvero poco. Il “salvataggio” delle banche spagnole non ha dato grandi effetti sui mercati che anzi ieri hanno nuovamente colpito Italia e Spagna. I dati macro parlano tutti, all’unisono, della gravità di quanto sta accadendo: produzione industriale a picco, redditi in calo, consumi in diminuzione, entrate fiscali più basse del previsto, disoccupazione in aumento. E questa è solo l’Italia, il paese periferico messo relativamente meglio nell’area Euro.

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Una risposta a “

  1. feeedom

    Sicuramente Fed e BCE si metteranno a stampare.
    Su questo non si possono avere dubbi. Non sanno fare altro.
    Poi con la svalutazione monetaria arriverà l’inflazione, l’aumento dei prezzi e l’impoverimento della popolazione. E soprattutto dei già più poveri.
    Questo lo penso io. Voi la pensate diversamente e lo so bene.
    Comunque, Voi dite che bisogna fare più spesa pubblica perchè keynesianamente la spesa in deficit sconfigge la recessione e la disoccupazione.
    Bisogna che il governante del momento pianifichi la crescita e lo sviluppo.
    Nella direzione che immagina sia la migliore per tutti.
    Ovviamente, è pacifico che Voi siate animati dalle migliori intenzioni solidaristiche di questo mondo. Non lo metto in dubbio. Altrimenti dovrei pensare che siate dei parassiti che campano alle spalle di quei produttori di ricchezza che non sono contigui allo stato.
    (La lotta di classe è sempre tra sfruttati e sfruttatori, ma per identificare gli sfruttati di oggi basta guardare alle categorie che, purtroppo, annoverano i suicidi: dipendenti privati e piccoli imprenditori. Chi è sostanzialmente illicenziabile o vive alle spalle di quelle categorie non è uno sfruttato. E spesso è pure un parassita improduttivo.)
    Ma davvero, almeno in questo blog, non credo che ce ne siano.
    Tuttavia, la spesa pubblica italiana oggi ammonta ad 800 miliardi di euro ed è costantemente aumentata negli ultimi 15 anni ed abbiamo comunque una disoccupazione all’11% ed altissima tra i giovani soprattutto nel meridione (ca 35%).
    La pressione fiscale sull’Italia legale è superiore al 54% del pil.
    Il debito pubblico sfiora i 2000 miliardi di euro: http://brunoleoni.it/debito.htm
    Chi pagherà tutto il debito che si accumulerà ulteriormente con altra spesa pubblica in deficit? Pensate che si possano ancora aumentare le tasse? Crearne di ulteriori?
    Non credete che tutto questo sarà un ovvio disincentivo al lavoro?
    Soprattutto a fronte degli sperperi di denaro pubblico che sono sotto gli occhi di tutti: dai costi esagerati degli acquisti nella sanità pubblica al numero di assunti pletorico in alcune PA (è assistenzialismo, non produttività), dalle moltissime opere incompiute ai costi della casta politico-burocratica (intendo gli alti dirigenti, non gli impiegati), ai tempi improbabili della giustizia civile, ecc. ecc. ecc. ?
    Siete assolutamente sicuri che stampare altra cartamoneta sia un modo saggio ed onesto moralmente di risolvere i problemi anche nel medio-lungo termine?
    Se svalutare la propria cartamoneta fosse e fosse stata la migliore soluzione credo che il nostro Paese, che l’ha fatto spesso in passato, sarebbe oggi il paradiso in Terra.
    Invece, …
    Non credete che, oltre al recupero sacrosanto dell’evasione fiscale, la crescita si faccia invece con meno tasse su chi produce e meno spesa pubblica improduttiva?
    Non credete che sia molto meglio creare un ambiente che attiri capitali ed imprese e perciò crei lavoro vero, piuttosto che un ambiente che li fa scappare altrove?
    Che favorisca il lavoro vero, piuttosto che creare, con un artifizio monetario, solo temporanei miglioramenti delle esportazioni?

    P.S.: io non credo che esistano le donne o le femmine, neppure gli uomini o i maschi, neppure gli omosessuali e gli eterosessuali. Non esistono le categorie. Esistono gli individui.
    Non esistono i negri, gli ebrei, i rom, i meridionali, gli ariani, gli handicappati, i belli, i brutti, …
    Esistono singole persone che possono essere gradevoli o sgradevoli, buone o cattive, intelligenti o stupide, …
    Le categorie, anche se utili, sono e restano solo catalogazioni dell’intelletto, tentativi razionali di semplificare e spesso di coordinare, incasellare, irreggimentare la realtà secondo la classificazione generata (anche con le migliori intenzioni).
    Ma le singole persone sono altro. Per fortuna.

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