Viaggi nel web: io vado in paradiso e tu no.

Gran cosa il web. Ti dà modo di incontrare ogni tipo di opinione.

Faccio un esempio.

Sono ormai patrimonio comune le teorie che sostengono che il concetto di identità non è statico e monololitico, ma che l’identità si costruisce nel dialogo, nell’incontro con l’altro, nel confronto, o che sostengono addirittura il diritto che ha ciascuno di noi di costruirsi le proprie radici .  In realtà è un concetto molto più complesso, in bilico tra il personale e il politico e sicuramente  attraversa discipline diverse, dalla letteratura alla politica, appunto.

Tra un po’ ne parleranno anche a Porta a Porta facendo un modellino.

L’identità,  si dice, può essere scelta e  non si trasmette – con buona pace degli adolescenti che non saranno per forza uguali ai loro genitori se non lo vorranno –  ma nemmeno può essere imposta, ad esempio con riferimento ad un territorio o ad una religione.

Scelta significa libertà di scelta, ma anche cultura intesa come conoscenza. Un’opinione va argomentata e documentata.

Bello, molto bello.

Poi trovi un blog – non lo cito e non lo seguirò più nemmeno per curiosità –  in cui due o più persone stanno parlando e all’improvviso un* dei due o più dice all’altr*:

“Come faccio a dire che hai ragione anche tu quando ciò in cui credo io è che esiste UNA verità?”

Allora mi chiedo: siamo sicur*?

In tant* stanno così bene dentro identità uniche e totalizzanti al punto da riuscire a leggere la realtà solo come dimostrazione evidente della propria prospettiva, cercando così di dare ragione alla propria “fede”.

A questo punto mi chiedo ancora: ma cosa ci faccio io con il relativismo, il pensiero debole o il pluralismo, il multiculturalismo politically correct, il meticciato, etc. a queste forme di “fondamentalismo”?

Il solletico?

Qualunque sia quella verità UNICA, ha già funzionato male in una società democratica e rispettosa dei suoi componenti, perché può vivere solo negando l’esistenza di “altro/a”, ma nello stesso tempo ne ha bisogno per affermarsi: l’altr* è come uno specchio in cui narcisistica si rimira e si compiace di sè.

Questa si chiama “deumanizzazione”. Un’azione violenta, come in una guerra, toglie umanità al nemico per poterlo poi eliminare senza troppi rimorsi.

Una verità di questo tipo crea separazione, ma per assurdo ha un forte potere di attrazione  anche fare proseliti. Magari tra quelli/e che si sentono troppo deboli per essere separati da chiunque, o non riescono ad avere una propria identità se non in funzione dell’appartenza ad un gruppo.

Quella verità, a patto che la parola in sè abbia un qualche effettivo significato, è funzionale solo a se stessa, si preoccupa di ”sopravvivere”, ha bisogno di essere difesa, ha bisogno che qualcuno combatta per lei, magari che si sacrifichi per lei, ha bisogno di organizzare la vita dei propri sostenitori, di scandirla, ha bisogno di fidelizzarli tra promesse, ammissioni a gradi sempre più elevati e punizioni, esclusioni. Ha bisogno di potenziare il senso di appartenenza ad una élite di prescelti, che possano desidera di allontare quelli che non sono come loro per non “sporcarsi”.

Insomma: io vado in paradiso e tu no.   Ma fosse tutto qui non mi preoccuperei più di tanto.

E’ che questo tipo di ragionamenti per sopravvivere ha bisogno di farci dimenticare tutto ciò che rende ognuno di noi simile all’altro nei bisogni, nel dolore e nella felicità,  nei desideri e nelle difficoltà; e anche nell’esito finale.

E ci sono persone che sono disposte a farlo. Ma questa non è forse una forma di violenza?

E’ coraggio o incoscienza? Non lo so, non vorrei pensare ancora a lungo a questo argomento. So soltanto che a volte provo vergogna per qualcuno di noi. E mi auguro di non trovarmi nella situazione di averci a che fare, ma so benissimo che non è possibile.

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Una risposta a “Viaggi nel web: io vado in paradiso e tu no.

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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