La questione è il rispetto. O magari no.

Soltanto apparentemente esiste libertà di opinione.  Esiste, invece, l’opinione pubblica: una belva che dilania qualsiasi cosa le capiti a tiro, e ciò nonostante appare democratica e positiva. Un valore da tenere in considerazione, un’entità da rispettare, un punto di riferimento.

Non sono d’accordo.

La Ministra Fornero  nel corso di un’intervista ha fatto alcune dichiarazioni riportate dai giornali.

Una dichiarazione fondamentale, importante, riguarda la posizione contro le dimissioni firmate in bianco per maternità. Se vi pare poco.

Ha anche ha detto:

«Sono anche ministro delle Pari opportunità, che non considero figlie di un dio minore. Sulle donne bisogna invertire la logica delle compensazioni. Non vogliamo queste, ma la parità. Quando sento dire “io lavoro molto e poi devo anche occuparmi di mio marito e della casa” dico che le famiglie condividono ancora troppo poco i lavori di cura».

Wow! Si fatica a riprendersi da tanta schiettezza da parte di chi fa politica, io una cosa così non l’ho mai sentita dire pubblicamente da una donna di potere, ma cerchiamo, cercate! e vediamo cosa riusciamo a trovare….

Però l’unico argomento di dibattito – o forse sarebbe meglio dire di battibecco –  è stata la questione dell’articolo davanti al cognome.

Chi trova davvero educato e rispettoso sentirsi chiamare per cognome anticipato da un articolo?

Non è obbligatorio usare il cognome per chiamarsi in ambiente lavorativo. In ogni caso, visto che la Ministra Fornero parla nell’esercizio della propria funzione, sarebbe opportuno non perderlo di vista: ministra Fornero non è male.

L’articolo davanti al cognome, soprattutto per le donne è solo una mancanza di rispetto ulteriore rispetto al quotidiano regime nel quale svolgiamo le nostre professioni, basato sull’idea che se vogliamo la parità allora dobbiamo accettare di essere trattate come se fossimo uomini in un ambiente maschile e “goliardico” : il rispetto se lo devono conquistare sapendo “stare allo scherzo”.

In ambito lavorativo a me dà profondamente fastidio essere chiamata solo per cognome, trovo assurdo che mi si telefoni sapendo il ruolo che ricopro e ben sapendo che rispondo direttamente io al telefono, pronunciando solo il mio cognome e senza presentarsi ed omettendo il mio titolo, e pure mi dà fastidio se davanti al cognome ci mettono l’articolo ( Vedi se la …. è in ufficio; questo lo facciamo fare alla…..)

Mi dà fastidio tutto, per essere precisi.  A cominciare dal ricordo di quel quel vecchio dirigente ora in pensione, che la sera mi salutava sornione con “Buone cosce!”

Ma.

Il punto che proprio non passa attraverso una seria riflessione sia di donne sia di uomini è  la coincidenza tra la funzione ed il sesso, e la generale cornice di maleducazione e di delegittimazione con la quale spesso si sceglie di rivolgersi a persone che  occupano incarichi di responsabilità se sono di sesso femminile.

Quindi ha ragione da vendere Fornero, se desidera che i giornalisti la chiamino solo Fornero, se la citano dopo, prima o in un contesto in cui è citato il Presidente del Consiglio dei Ministri, Monti.

La domanda è : se svolgiamo entrambi una funzione di tutto rispetto – e la svolgiamo rispettosamente per noi stessi e le persone che amministriamo – perché ci dovete nominare diversamente? E questa è una forma di parità, di rispetto paritario per due persone di sesso diverso che svolgono una medesima funzione di responsabilità.

“La Fornero” può essere una che di tanto in tanto incontro dal parrucchiere; la maestra che dà troppi compiti alle figlie, la condomina dell’ultimo piano che quando innaffia lascia cadere l’acqua dal balcone e tutto il condominio vuole farle causa.

Non una che sa parlare di parità partendo dalle differenze. Una donna che invoca la condivisione del lavoro di cura, forse noi donne italiane non ce la meritiamo nemmeno. Perché siamo troppo impegnate a fingere che siamo abbastanza brave da fare anche le donne, pur volendo vivere secondo un luogo comune sugli uomini, e fare carriera come lo stereotipo maschile prediletto dalle multinazionali.

E ridendo a certe battutacce.

Con questo torto storico  alla nostra credibilità, che tradisce paritariamente anche gli uomini che non sono una barzelletta sugli uomini, e  mina la reciprocità di una relazione sana, pensiamo di essere andate avanti.

Ha. Ha. Ha.

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Una risposta a “La questione è il rispetto. O magari no.

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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