R@ccomandazioni per un futuro non sessista: parole assenti

PAROLE ASSENTI

A proposito del vocabolario di genere, sul quale tutte le domande che ricevo sono l’unica e sola domanda che mi è apparsa nei commenti, cioè siamo sicuri che è in questa direzione che si vuole andare?, ho qualcosa da aggiungere. A volte ho la netta sensazione che non ci siano delle parole: mancano o non sono mai state create.

E mi chiedo perché.

La maggior parte di queste parole assenti riguarda i sentimenti che provano le donne nelle situazioni tipiche in cui solo le donne possono trovarsi e ci si trovano comunque da sole: la sterilità, la riproduzione assistita, l’aborto.
Trovo che non ci siano mai parole adatte per raccontare, perché il vocabolario è tutto in positivo o in negativo, e va per imitazione. Cioè,: bello come…Brutto, come….
La sterilità assorbe nel suo silenzio le emozioni ed anche le parole per dirla.
La riproduzione assistita si racconta attraverso un vocabolario medico- scientifico e una forma telegrafica di informazione: ha funzionato, non ha funzionato.
L’aborto sceglie parole di punizione e giudizio, classifica le donne, le respinge in sottoclassi e se può le umilia, o cerca di “ricondizionarle”, sicuramente le offende negando la complessità dei vissuti e titolarità di un concreto – e quindi responsabile – potere di scelta consapevole sulla sessualità e sulla maternità. Del resto tutte le funzioni del corpo femminile che non siano strettamente legate alla riproduzione sono circondate da sentimenti negativi, o al minimo ambivalenti che trovano facilmente un corrispondente vocabolario.

In genere, però le parole mancano dove manca un’accettazione sociale reale e condivisa della realtà. O anche dove non c’è realtà da raccontare.
Molte mamme adottive mi hanno confessato di non essere state capaci di descrivere alla psicologa come immaginavano i/le propr* figl* adottiv*.
La risposta appariva particolarmente importante per chi esaminava. Loro si sentivano in colpa e contemporaneamente leggermente irritate.

Personalmente trovo che questa domanda “imiti” in maniera inutile e superflua per chi sceglie di avere dei figli con l’adozione, la condizione stereotipa nell’immaginazione collettiva della mamma in attesa, che accarezzandosi il pancione indulge nel chiedersi se il/la bambin* avrà il mix dei geni dei genitori, e se avrà i capelli della mamma o il suo naso e l’altezza del nonno o i magnifici occhi del papà e quelle belle mani, etc. etc.


Questo momento è , come dire, assolutamente inessenziale alla nascita di un genitore adottivo, che non sa né l’età, se non grosso modo per fasce di età, né il sesso del figli*, ed al massimo, con alcuni Enti ma non tutti, può scegliere lo Stato straniero nel quale presentare la pratica di adozione. Nello stesso tempo in realtà le domande che un genitore adottivo deve porsi seriamente, riguardano essenzialmente se sarà in grado di far fronte ai bisogni tanto urgenti quanto sconosciuti dei suoi figli*, quanti anni avrà quando avrà la notizia dell’abbinamento e cosa fare nel frattempo della propria vita, visto che trascorrono manciate di anni dal momento in cui si presenta la documentazione allo stato prescelto. E poi dovrà chiedersi seriamente come si sentirà ad essere padre o madre accanto ad un* figli* che porta fortemente delineato nel viso e nella corporatura che non appartiene nemmeno alla sua stessa razza. E vi assicuro che questo lo notano tutti.

Per tornare a psicologi e assistenti sociali che pongono la fatidica domanda, posso solo osservare che sembrano loro a non avere ben chiara la da un lato la complessità dell’adozione, dall’altro la differenza tra immaginare un* figli* e prepararsi ad accogliere una o due – o tre come nel mio caso – vite in più nella tua.
Propongo a tutt* la mia risposta, quella che ho dato a suo tempo, non perché universale ma perché sposta l’asse del discorso sul rapporto tra genitore e figl*, che andrebbe utilmente discusso e riflettuto dai genitori adottivi con l’aiuto delle professionalità dei Servizi.
Io i/le mi* figli* me l* immagino felici!

 

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2 risposte a “R@ccomandazioni per un futuro non sessista: parole assenti

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. AnnaGoclock

    Reblogged this on .

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